Un’auto è rimasta bloccata sulla riva del Lago Maggiore: la scoperta nel bagagliaio ha cambiato tutto

por Marco Portanova

Publicidad

Le pittoresche rive del Lago Maggiore, gioiello del Piemonte e della Lombardia, fanno da sfondo da cartolina a foto spensierate e passeggiate romantiche per turisti da tutta Europa. La scorsa settimana, però, nei pressi del comune di Stresa, l’idillio è stato rotto dalla comparsa di un oggetto bizzarro. Un’automobile semi-affondata nella sabbia costiera è diventata un’attrazione involontaria, attirando l’attenzione dei servizi di soccorso. L’incidente, avvenuto nel pieno della stagione turistica, ha costretto le autorità locali a risolvere non solo un problema logistico, ma anche un problema di immagine.

Come ha fatto un’auto ad allontanarsi dalle strade asfaltate e dai parcheggi per finire proprio sulla striscia di sabbia in riva all’acqua? Secondo le prime ricostruzioni, il conducente, un turista in viaggio nella regione, si è fidato ciecamente del navigatore, che lo ha condotto lungo una strada sterrata dritto fino al lago. L’automobilista ha chiaramente sopravvalutato l’aderenza della sua berlina a trazione anteriore e sottovalutato l’insidiosità della sabbia bagnata. È entrato nella zona di battigia, dove le ruote sono affondate immediatamente nel terreno soffice. I tentativi di uscire da solo hanno solo fatto sprofondare l’auto fino ai mozzi, mentre l’acqua che saliva ha iniziato a lambire le soglie, rendendo indispensabile un recupero d’emergenza.

I soccorritori giunti sul posto si sono trovati di fronte a un classico rompicapo italiano. Innanzitutto, un normale carro attrezzi non poteva avvicinarsi al luogo dell’incidente senza rischiare di rimanere a sua volta impantanato nel terreno soffice. In secondo luogo, esisteva una reale minaccia per l’ambiente: il carburante fuoriuscito da un cambio o da un serbatoio danneggiati avrebbe potuto finire nel Lago Maggiore, un’importante fonte di acqua dolce e habitat di preziose specie ittiche, tra cui il famoso temolo (char). Si è quindi deciso di condurre l’operazione con la massima cautela, utilizzando mezzi cingolati leggeri e predisponendo assorbenti per eventuali perdite di olio e carburante.

L’operazione per liberare il “prigioniero” ha ricordato più un lavoro da sommozzatori che un normale servizio di assistenza stradale. I soccorritori hanno dovuto scavare l’auto a mano, pompare l’acqua dall’abitacolo e posizionare speciali piastre sotto i martinetti per creare un supporto solido. Quando alla fine il bagagliaio è stato aperto, sono apparsi una pala nuova e un kit off-road, ancora incellophanati. Il proprietario, a quanto pare, si era preparato alle difficoltà – solo che le ha incontrate alcune ore prima del previsto. Solo dopo diverse ore l’auto è stata estratta dalla sabbia grazie a un verricello fissato a un camion pesante rimasto su una distanza di sicurezza, sull’asfalto. Il malcapitato conducente, che ha osservato l’intera epopea dalla riva, se l’è cavata con una salata multa per violazione delle norme di sosta nella zona di protezione ambientale e con le ingenti spese di recupero.

Questo caso è diventato una storia istruttiva per tutti gli automobilisti che esplorano le rive pittoresche ma insidiose del Lago Maggiore. Dimostra chiaramente che i dispositivi moderni non sempre sanno distinguere una strada sterrata da una zona balneabile, e che il desiderio di avvicinarsi all’acqua può trasformarsi in ore di stress e un buco nel budget. Le autorità locali hanno già promesso di installare ulteriori segnali di avvertimento lungo le vie d’accesso al lago, affinché nessun’altra auto ripeta il destino di questo sfortunato viaggiatore, e la secolare serenità delle antiche acque rimanga inalterata.